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Life On The Hill – L’ulivo dei Colli: sui Berici dal Duecento

Dal Blog “Life On The Hill

Il più conosciuto dei documenti che attestano la presenza della pianta di ulivo e della produzione di olio d’oliva sui Colli Berici, risale al 1268.

In una lunga e circostanziata esposizione dei diritti, dell’allora Vescovo, sul territorio di Barbarano Vicentino e limitrofi, veniva infatti trattata la custodia di viti ed olivi e la produzione dell’olio.
Sembra che nel Veneto l’ulivo sia tuttavia giunto prima del Mille, per scopi liturgici legati alla religione cristiana.
Il dominio veneziano diede impulso all’espansione della coltivazione, che conobbe abbandoni, a causa del manifestarsi di carestie, e successive riprese, come quella del secondo dopoguerra e la più recente, legata al progetto di un olio di qualità.

L’olio extravergine DOP dei Colli Berici

L’olio dei Colli Berici è un olio pregiato e di alta qualità. La maggior parte dei produttori è riunita in Olibea, associazione di olivicoltori berici, che assieme ad istituzioni locali ed associazioni di categoria ha avviato nel 2000 un progetto sperimentale sull’ulivo e di qualità dell’olio.
I risultati sono stati eccellenti, ed hanno portato moltissimi premi e riconoscimenti di alto livello al prodotto.

Le olive da cui viene estratto con una lavorazione a ciclo continuo, sono principalmente di quattro tipi (frantoio, leccino, pendolino, rasara) e danno un olio dal colore verde-oro marcato, dal gusto deciso, un profumo fruttato di varie intensità, con sentori di verdura cotta e aromi di mandorla amara.
Sono una ventina i comuni del territorio dei Colli Berici interessati da questa produzione.

[Life On The Hill]

Sloow Food – Il Carmenère Del Rèbene 2015

[Gianpaolo Giacobbo – Slowwine]

GLUCK – La bottiglia della sera

dove: Enoteca Mariga, Bassano del Grappa (VI)

con: Pecorino sardo stagionato

Non conosco nulla di questa azienda dei Colli Berici, non l’ho mai sentita nominare, ma quando mi è stato servito un bicchiere all’Enoteca Mariga non sono riuscito a rimanere insensibile.

Questo Carmenère di Del Rèbene è davvero ben fatto ma soprattutto dotato di quella bevibilità e di quel richiamo al bicchiere che va oltre ogni descrizione organolettica.

Un bicchiere da bere e da ribere, accogliente, con una delicata salinità e con quel gusto così diretto e sincero che rapisce subito. I tannini sono dolci e maturi e il vino ha una bella freschezza balsamica che si fonde con i sentori fruttati di ciliegia matura, anche se evidenzia in parte tratti vegetali di erba fresca piacevoli, non crudi.

L’ho bevuto in compagnia di due vecchi amici, parlando di vino e di jazz e spunzecchiando un pecorino sardo stagionato, non proprio tipico della cultura gastronomica vicentina ma capace di abbinarsi molto bene.

Il bicchiere non è stato uno solo. Devo scoprire cosa c’è dietro…

Gianpaolo Giacobbo (17/11/2016)